Pubblicato da: Isi | 2 maggio 2013

Creatività, cultura e campagne sociali

Oggi su facebook mi sono imbattuta in queste immagini: forti, no? Forti nel senso che colpiscono, vanno dritte al punto su un tema oggi frequentemente discusso negli Stati Uniti – le armi. Si è scritto e detto tanto in merito, per cui non ripeterò le solite cose che puoi trovare tra i migliori opinionisti. A me viene da dire che comunque, da europei è difficile capire tanti aspetti degli Stati Uniti. Dal sistema sanitario (come ci possono essere persone che si oppongono all’assistenza pubblica?!) ad, appunto, la facilità con cui le armi vengono vendute. Ma torniamo alle immagini che ti propongo qui in alto:in fondo ci sono delle frasi, che non si leggono bene per via della dimensione delle foto. Comunque, la prima dice: “Non vendiamo gli ovetti Kinder per la sicurezza dei bambini. Perché no con le armi?“; e la seconda invece: “Cappuccetto Rosso non viene letta nelle scuole per via della bottiglia di vino nel suo cesto. Perché no con le armi?“.

Frasette di accompagnamento brevi, molto semplici e altrettanto efficaci: hanno dentro tutto, anche se magari a noi europei fanno un po’ sorridere (tipo: in che senso gli ovetti kinder sono pericolosi per i bambini?!). Se i testi mettono in luce la distanza culturale – creando un noi e un loro – la reazione di straniamento al vedere le immagini penso di poter dire sia la stessa. Le armi sono quasi più grandi dei bambini stessi; e il contrasto già creato dall’abbinamento arma-bambino viene rafforzato  dall’affiancamento di altri bambini con oggetti assolutamente non associati alla violenza ma, per un qualche motivo, definiti pericolosi. C’è il politically correct, che mette insieme maschi e femmine di diverse etnie. Anche i setting la dicono lunga: sono dei luoghi tradizionali, la scuola, la bibioteca. In realtà tutto il contesto ha un che di rassicurante (armi a parte!), ed è proprio per questo che l’impatto è ancora più forte.

Io agli States ci sono affezionata: ci ho passato la quarta superiore, spersa in mezzo al nulla (leggi: Crete, Nebraska). L’idea che mi sono fatta, e che mi sono portata a casa, è di un Paese pieno di contraddizioni, e con un’identità che in continua ridefinizione, per via del suo stesso DNA. Quando non hai una cultura di secoli e secoli a cui guardare indietro (se non millenni, per non andare troppo indietro) è più facile reinventarsi, cambiare. Essere poi, per sua stessa natura, terra di immigrazione, con un popolazione mediamente giovane – beh, questo contribuisce notevolmente all’innovazione di una società. E innovare vuol dire, anche, cambiare. Per questo quando i vari opinionisti dicono che le armi fanno parte del DNA degli Stati Uniti, perché c’era il west ecc. ecc. ecc. a me viene da pensare: sì, certo, in parte l’identità statunitense è fatta di questo. In parte è un sistema in cui le lobby delle aziende che le armi le vendono sono molto forti. Banalmente, possono permettersi di finanziare le campagne elettorali di Tizio Caio Sempronio, e poi Tizio Caio Sempronio sarà comunque in debito…certo, almeno per la politica non pescano dalle tasche dei cittadini in modo schifoso, come fanno in Italia. Tutte le cose hanno i loro pro e i loro contro. Però io credo che pian pianino anche loro si stiano muovendo in questa direzione, e questa campagna ne è solo un esempio: e come abbiamo potuto vedere anche noi, da loro i cambiamenti sono spettacolari, con i fuochi d’artificio – basta pensare all’elezione di Obama.

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