Pubblicato da: Isi | 10 luglio 2013

Voci dal Vietnam (1)

VietnamIn attesa di smaltire il fuso orario nipponico, riporto la prima delle due interviste dal titolo “Voci dal Vietnam“. La pagina in questione, pubblicata sul settimanale Vita Trentina a fine giugno, riporta alcune osservazioni di Davide, volontario dell’associazione InCo; e Que, collaboratrice dell’associazione GTV. Davide è stato in Vietnam con lo stesso progetto con cui Wenddi era stata in Uganda…ti ricordi? Qui il link all’articolo di allora!

Buona lettura!

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Davide Simonini ha 25 anni e vive a Trento; da qualche anno è un volontario di InCo – Interculturalità & Comunicazione. L’associazione si occupa di volontariato internazionale, e sta partecipando al progetto europeo “Steps towards Change – Next Steps”. Con questo progetto Davide è andato in Vietnam due settimane a conoscere possibili enti di accoglienza per volontari trentini.

Come ti aspettavi il Vietnam prima di andare?

Il mese prima ero stato in India, un assaggio di Asia lo avevo già avuto. È come in Europa: se sei in Italia o Francia più o meno siamo tutti uguali, a parte alcune differenze. Per cui l’impatto con l’Asia non l’ho avuto.

Aspetti culturali che ti hanno colpito?

C’è molto più traffico però non è pericoloso. Credevo di aver paura a girare da solo, invece no: ho più paura ad andare in Piazza Dante alle due del pomeriggio piuttosto che in giro per Hanoi a mezzanotte. Poi il rispetto per la persona. E non è di facciata; siamo andati a conoscere tante associazioni, e c’era sempre il direttore ad attenderci.

Che difficoltà potrebbero avere i volontari?

Sicuramente il fatto che non possono dirti di no per la loro cultura. Se tu chiedi un’informazione e non la sanno piuttosto te ne danno una sbagliata. Poi tutto è molto lento, non sono tristi.

La tristezza è diversa dalla lentezza.

Vivono tutto con molta tranquillità, non sono preoccupati. Noi spesso siamo tristi perché siamo preoccupati, forse questo volevo dire.

Parlami della tua visione della loro politica.

Sono passati da una dittatura comunista a una repubblica con un partito, quello comunista. Questo mi ha fatto sorridere: cosa cambia? Vai a votare, ma non è che puoi scegliere. Nel partito ci saranno diverse fazioni, ma l’idea sarà quella. Allora parlavo con loro perché a me sembrava una trasformazione della dittatura. Secondo i giovani con cui ho parlato no, loro sono liberi. Non ho vissuto il fascismo in Italia, ma mi sembra proprio così. Nel senso che il governo è perfetto e fa le cose che vogliamo ma in realtà non puoi scegliere, dire quello che vuoi.

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