Pubblicato da: Isi | 23 luglio 2013

Le case giappo

Di case giappo ne ho viste 3, ma una non conta.

Stavo mangiando l’insalata che mi sono portata oggi per pranzo, e così, dal nulla – sai, quei pensieri flash che ti attraversano il cervello in un nanosecondo – sono giunta a questa conclusione profonda (ironico ovviamente).

Così, ho deciso di dedicare mezz’ora della mia pausa pranzo alla descrizione delle case che ho visto. Perché la casa la dice lunga non solo su chi siamo, ma anche sulla cultura in cui viviamo immersi – quello che ci fa da cornice, di cui spesso non ci rendiamo neanche conto.

Dicevo, una non conta: con Airbnb siamo stati ospiti in tre case. Una dove vivevano un italiano e un giapponese, una dove viveva uno statunitense, e una dove vivevano mamma e figlia giapponesi.

Non parlerò della casa dello statunitense: ne siamo stati ospiti sull’isola di Okinawa. L’isola è una pseudo-colonia statunitense nel senso che loro, da dopo la seconda guerra mondiale, hanno piazzato lì un sacco di basi militari a prescindere da quello che pensa la popolazione locale. La quale, appena può, sfrutta il business (Okinawa è una delle zone più povere del Paese): quindi hanno costruito una serie di case a misura di statunitensi. Spazi giganteschi, e idem con patate anche per quanto riguarda i mobili. E le mensole? Messe super in alto. Eh già, tutto american size, è il caso di dirlo. Sono proprio grandi (e spesso, grossi!).

La casa italo-giapponese a Tokyo: molto grande, almeno per i miei standard. Tre camere da letto, un soggiorno/cucina molto spazioso. Con i bagni mi trovate in difficoltà 🙂

Infatti, come nelle case vecchie di Trieste (ci ho fatto l’università, quindi quelle vecchie sono la mia specialità!) hanno il wc e lavandino/doccia separati. La casa in questione aveva due wc separati e poi una stanza con lavandino e, a parte, doccia e vasca da bagno. Naturalmente ogni wc, dietro e collegato, aveva il lavandino per lavarsi le mani che si azionava in automatico appena si tirava l’acqua (come avevo già raccontato). La prima volta mi sono spaventata e sono rimasta lì a guardare fino a quando non si è chiuso il rubinetto…cosa che avviene in automatico.

La doccia e la vasca da bagno meritano una menzione a parte: nel senso che per la concezione giapponese, il bagno si fa una volta che si è puliti. Non è come da noi che te lo fai per lavarti. Quindi sono separati ma nella stessa stanza: la doccia senza tende, sulle nude piastrelle e, a fianco, la vasca da bagno.

ombrello

Gentilezze giapponesi

Questa era la casa. Un piccolo particolare solo mi sono dimenticata, anzi due. La casa a Tokyo, in cucina, aveva la macchina per fare l’espresso. Ma da un italiano, anche se lontano da tanto, ce lo si poteva aspettare 🙂 . La seconda invece riguarda l’entrata: in casa si cammina scalzi o con i calzini. Quindi c’è uno spazio apposito, subito nell’ingresso, dove si lasciano le scarpe. Poi si sale un gradino e solo allora si è in casa. Gli ombrelli si lasciano fuori.

Ah già, e anche qui: come per i vestiti, hanno anche degli ombrelli standard (nella foto, quello che ci ha regalato la ragazza gentile nel mio post precedente – qui il link). Sono bianchi oppure trasparanti, medi, e con l’apertura automatica. Altro aneddoto: prima di entrare nei supermercati, quando piove, vengono esposte delle buste di plastica apposta per gli ombrelli, lunghe e sottili. Così prima di entrare le usi per l’ombrello bagnato, e non sporchi in giro.

La casa a Kyoto era sostanzialmente simile – l’entrata con il posto per le scarpe, wc e bagno a parte, 4 camere da letto, cucina con soggiorno. Però le dimensioni erano notevolmente ridotte. Come ci ha detto la padrona di casa (me lo ricordo ancora!): “we are a small country, with small people and small houses“. Carina lei, gentilissima. A differenza della casa a Tokyo, aveva dei letti veri, niente futon (già: a Tokyo abbiamo provato anche quest’ebbrezza!). Ma mi sa che erano solo per gli ospiti occidentali, e che nella loro stanza avevano tatami e futon d’ordinanza (sai no, il necessaire per dormire per terra). Altra differenza: il tavolo dove si cenava. A Tokyo era un tavolo con delle sedie come i nostri. A Kyoto invece no, era un tavolo piccolo, e per piccolo intendo basso. Mangiavamo seduti su dei cuscini a gambe incrociate!

Ok, il tempo è scaduto, e ora torno ai miei volontari.

Se ti sei pers* i post precedenti sul Giappone, ecco qui i link:

PS: per la sezione “coming up…” HistoryLab ha messo online i documentari girati il secondo semestre 2012. A brevissimissimo!

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Responses

  1. Molto carino!


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