Pubblicato da: Isi | 14 agosto 2013

Cosa vuol dire essere italiani?

Nasce quasi per caso, da una conversazione da bar come tante. Si parla di stranieri, diritto al voto, ius solis e ius sanguinis.

Eh sì, anche se è Ferragosto il mio cervello continua a pensare. Anzi: avendo un sacco di tempo in più hai voglia! Comunque, tra me e la mia amica le posizioni sono le stesse: apertura. Ma un perché razionale facciamo gran fatica a trovarlo. Sono grandi principi che muovono i nostri pensieri: ma l’applicazione pratica – dai grandi principi alla quotidianità – stenta per definizione.

Chi nasce in Italia da genitori italiani è italiano. Ci siamo.

Però chi vive qui e paga le tasse qui, quindi contribuisce alla comunità, è giusto che venga considerato italiano – dal nostro punto di vista.

Domanda 1: ma allora gli italiani che decidono di andare all’estero, e che non pagano le tasse in Italia (quindi, seguendo il ragionamento, non contribuiscono) non si possono considerare più italiani? Una cosa esclude l’altra o è complementare?

Domanda 2, tema “stranieri in Italia”: quelli che nascono qui da uno o entrambi genitori stranieri, e vivono qui, che sono? Mica gli puoi dire “vai a casa”. Cosa vuol dire poi, casa? Un posto dove sono andati ogni tanto durante le vacanze? Dove non è detto che abbiano ancora famiglia, e dove ancor di meno (probabilmente) avranno amici?

E poi ci sono i discendenti di italiani emigrati all’estero: che votano e hanno il potere di far spostare l’ago della bilancia, in quest’Italia sempre più divisa. Sono figli di italiani ed alcuni italiani si sentiranno davvero. Ma altri si son fatti il passaporto per comodità (meno visti per venire in Europa: come tanti argentini, che poi vanno a lavorare in Spagna…o meglio andavano visti i tempi!) o per nostalgia. Poco sanno di come funziona l’Italia, e magari non parlano neanche la lingua. Davvero loro sono da considerarsi più italiani dei ragazzi di cui sopra?

Non ho risposte, solo alcune riflessioni.

Pensiero 1: mi pare ci sia un sacco di paura, un voler far sentire diversi a tutti i costi quelli che non sono nati da italiani in Italia e vivono in Italia. Creando, allo stesso tempo, l’illusione di una comunità unita e coesa: essere “contro” qualcosa in automatico ci fa sentire parte di qualcos’altro.

Pensiero 2: la paura è figlia dell’insicurezza: e non parlo del concetto di sicurezza fisico, stile: gli immigrati sono tutti delinquenti. No, assolutamente. Secondo me è insicurezza sul piano dell’identità culturale, di cosa vuol dire essere italiani.

Se tu sei sicuro di te stesso, non ti senti minacciato dall’altro. E quindi poco ti importa se l’altro si identifica in quello in cui ti identifichi tu.

Ma se non sai chi sei tu, allora è già più complicata (e delicata) la questione.

Quindi mi domando: chi siamo? Cosa vuol dire essere/sentirsi italiani oggi?

Su facebook, sul mio profilo privato, sto raccogliendo un po’ di impressioni (solo perché ho più contatti là rispetto alla mia pagina Creatività Random, almeno per ora 🙂 ). Mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi: è un tema particolare, ed è facile fare scivoloni, elevando quello che pensa chi scrive a legge universale. Aiutami a evitarlo! 🙂

Buon ferragosto!

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