Pubblicato da: Isi | 27 agosto 2013

Italianità: un post sconclusionato (forse?)

Cosa vuol dire essere italiani: tempo fa, su questo blog, ma anche su facebook, lanciavo questa domanda.

Domanda che nasceva da una chiacchierata casuale con un’amica, ma era figlia anche di una serie di riflessioni a seguito delle critiche farcite di lanci di banane alla ministra per l’integrazione. Partiva dall’idea, di fondo, che se ci sentiamo di dover attaccare quello che è diverso da noi, forse è anche perché chi siamo noi – la nostra identità – non è poi così chiara o definita. Se lo fosse, perché staremmo lì a farci tutte ‘ste pippe mentali su accogliere o meno persone da altri Paesi? Che vengano, facciano, sbrighino, contribuiscano alla nostra società.

Ho sottolineato “anche” perché, evidentemente, si tratta di una questione molto complessa…e di sicuro non la sviscererò con un post. Voglio solo offrirvi un riassunto della carrellata di spunti che ho raccolto.

Che poi, una definizione di cosa vuol dire essere italiani, valida per me, ancora non l’avevo mica bene in mente ai tempi del primo post. Poi lunedì scorso sono andata a Bolzano per il patentino di bilinguismo: siccome il tedesco lo avevo già certificato attraverso il Goethe Institut, ho dovuto sostenere l’esame di italiano. Già, perché io dico di essere madrelingua, ma nessuno mi ha mai certificata. E la lingua è così intrecciata con la nostra identità, che questa è stata la mia risposta a “cosa vuol dire essere italiano”:

andare a Bolzano per certificare che la mia lingua madre è questa.

Ma le risposte arrivate sono state le più varie. E ci sono parecchi spunti interessanti: da Giulia “secondo me è da legare al fatto che si possono avere più identità nazionali, legate a diversi aspetti della persona (passaporto, tasse, residenza, nascita, matrimonio, lavoro)” a Veronica “essere o sentirsi italiano? perchè per essere italiano basta la cittadinanza, sentirsi italiano fa riferimento all’assegnare significato a tutta una serie di pratiche sociali che per il soggetto (e per gli altri, in alcuni casi) definiscono e riproducono la propria identità culturale. Parlò la sociologa: CUACK!”.

E quindi: l’identità su cosa si basa? Su un documento, o su un qualcosa che ha radici più profonde e per questo, più difficilmente definibili?

E d’altra parte, Eleonora lancia una domanda:  “essere italiano è nel duemilaetredici: CHIEDERSI SE ESISTE ANCORA L’ITALIANO?”. Poi c’è chi esprime in modo per niente velato il malcontento che c’è, come Marta ” ‘na merda’ può andare come definizione? forse un pò concisa…” o Martina che invece tocca il tema delicato degli italiani che vivono all’estero: “Essere italiano è. .. non vorrei vivere in nessun altro Paese al mondo!”

Tito con il suo commento riassume un po’ il tutto: “Per me essere italiani significa sentirsi tali (nonostante e indipendentemente da quello che dicono i documenti). Io mi sento italiano perché … … X alla n motivi. Incluso il fatto di, a volte, vergognarmi di essere italiano.”

Già, la vergogna di essere italiani. Io credo che questo aspetto – insieme alla vena polemica per qualsiasi tema – sia tra i tratti essenziali e che accomunano tanti, da nord a sud, nell’essere italiano. Non che TUTTE e TUTTI se ne vergognino. Ma tanti sì, in modo trasversale. O magari lo dicono e non lo pensano. Boh. Un po’ viceversa di Berlusconi, che nessuno l’ha votato però è lì. Posto che il problema non è lui, e che comunque è un peccato vergognarsi di questa cosa.

Per Francesca essere italiano vuol dire: “che non riceverà mai la scatola di cartone’ (e tutti gli altri servizi per l’infanzia)” – si riferiva a questo articolo, spettacolare. MMMMM bruttissima la questione di come gestiamo il tema “famiglia” in Italia. Tema peraltro centrale, a livello culturale.

Chiudo poi con Adele: “sono un’italiana che vive all’estero (e non paga le tasse in Italia) e mi considero assolutamente italiana: da un punto di vista di cultura e tradizioni, è innegabile che lo sia. Mi chiedo invece se si sentirà italiana mia figlia, nata in Corea da padre coreano, e vorrei che la risposta fosse affermativa. Non so cosa sarà più difficile, che ci si senta lei o che venga riconosciuta come tale. Lo scopriremo tra qualche anno.”

E quindi essere/sentirsi italiani è…

ancora non lo so: che post sconclusionato.

O forse siamo noi italiani ad essere sconclusionati.

Per definizione. Secondo te?

ps: la foto non è mia! (l’unica per ora, sul blog)

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