Pubblicato da: Isi | 2 ottobre 2013

Imprenditori di sé stessi

festival_economiaLavoro, crisi, giovani: temi di cui molto si discute.

È un intero sistema ad essere in difficoltà, rendendo necessario l’inventarsi nuovi modelli. Se manca lavoro la risposta può essere non solo aspettare che le istituzioni (aziende, ente pubblico) si muovano. Sono gli individui stessi ad essere chiamati perché siano parte della soluzione. È necessario rimettere al centro la persona: sostenere quei percorsi di consapevolezza sulle competenze, incoraggiando le persone a tramutarle in lavori. Non quindi aderire a schemi prestabiliti; ma crearne, di nuovi. Lo testimonia lo stand gestito da Euricse durante il Festival dell’Economia dal nome “Il lavoro? Crealo!”, spazio di informazione, confronto e approfondimento dedicato a giovani con idee che vogliono diventare impresa. Il progetto è stato gestito in collaborazione con The Hub Trentino-Südtirol, ed ha presentato esperienze d’impresa giovanile e strumenti per accompagnarne lo sviluppo.

Le testimonianze di Veronica, Gaia e Lorenzo vanno in questa direzione (prossimamente sul blog!). Cosa vuol dire mettere in campo le proprie competenze? Ad esempio, essere imprenditori di giorno e insegnanti di ginnastica la sera, come Gaia: “Io non ci vedo niente di male. Uno perché non è che la mia azienda fattura miliardi, poi oggi esiste domani magari no; in palestra ci sarei andata e quindi trasformo la mia passione in un’attività”. Già: non è detto che un lavoro che esiste oggi, esista anche domani. Con grande serenità, come riporta Veronica sul suo essere stilista: “io continuerò: se mi porta da qualche parte ottimo, sennò mi avrà accompagnato in questi anni”. In questo nuovo scenario, niente sembra essere per sempre; e il punto non è decidere se sia giusto o meno, ma accettare che questo è il contesto in cui bisogna inserirsi. Senza restare ancorati a un passato che non esiste più.

Secondo Gaia un aspetto fondamentale è legato all‘orientamento al lavoro, oggi carente: “ci vuole consapevolezza di quello che offre il territorio e delle proprie capacità. Sicuramente se vuoi fare l’astronauta a Trento non puoi. Ci vuole un orientamento”. Consapevolezza quindi, da parte di chi vuole (o deve) diventare “imprenditore di sé stesso”. Certo, come comunità non possiamo aspettarci che tutti lo diventino: ci sono persone più vulnerabili che vanno sostenute – non lasciate ai margini dei processi produttivi. Essere imprenditori di sé stessi è una scelta, come testimonia Lorenzo: “non cerco la sicurezza, anche perché ormai non esiste più, ma la libertà di potermi muovere. È di quello che ho bisogno, come persona prima che come professionista”. Vale anche per Gaia: “lo rifarei, faccio fatica a stare in contesti strutturati, con orario fisso, una gerarchia stretta. Quest’esperienza mi è servita per capire che avevo le capacità per farlo; non è detto che tutti siano in grado di essere elastici e flessibili”. Certo, ci sono anche delle difficoltà, che nessuno nega: la burocrazia, o il vendere un servizio alle aziende in un momento di crisi. Veronica afferma: “forse la sfida è il costruirsi la propria professionalità all’interno di un mondo dove le regole non sono quelle di prima. Tu fai e speri, investi perché ci credi ma non sei sicuro dei risultati”.

E la crisi? Per Lorenzo “ha trasformato il lavoro. Tutto è diventato più agile, liquido e quindi anche come impostazione a livello imprenditoriale non funziona più il modello di 10-15 anni fa”. Gaia aggiunge: “Credo che la crisi ci sia, ma penso anche che ci siano dei lavori da fare. Quello che vedo è un attaccamento al vecchio tempo indeterminato. Con questo modello non mi stupisce che alcuni giovani stiano lì ad aspettare. Mi fa pensare a due cose: o non hanno realmente bisogno di lavorare, oppure sono anche loro fossilizzati in questa definizione”.

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Responses

  1. […] lascio gli altri link, se vuoi risalire alle tre storie:  imprenditori di sé stessi, Gaia: quando mio marito è stato licenziato; se c’è precarietà, innovare è la […]


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